Nel nostro settore uno dei quesiti più antichi e, forse noiosi, è “Testimonial sì, testimonial no?”. La risposta, almeno per quanto mi riguarda, è: dipende. Come tante altre cose nella vita. Lo zucchero va bene? Sì, se lo metti nel caffè, molto meno se lo metti nella carbonara. Dipende come lo usi. Nel nostro Paese, ma non solo devo dire, spessissimo si vede un uso scriteriato dei testimonial: attori sul viale del tramonto esaltare la bontà di un tonno; altri attori interpretare il ruolo del mugnaio belloccio con l’accento spagnolo; soubrette che non cagano da giorni e così via. Lo dico per esperienza personale, molto spesso i creativi sono costretti a lavorare al contrario. Arriva l’account e ti dice: ragazzi, abbiamo Topo Gigio come testimonial, tirate fuori qualcosa di impattante.
Nel filmato che segue, potrete vedere invece un uso perfetto del testimonial. Ricky Gervais (attore comico) interpreta se stesso, con una recitazione beffarda, dicendo che a Optus (una specie di Fastweb australiana) ha chiesto un sacco di soldi, che non si sarebbe impegnato tanto e che di Optus non ne sapeva niente.
Godetevi questi 50” di pura commedia.